

COMUNE DI MONTEBELLO VICENTINO
ASSESSORATO ALLA CULTURA
Invito
MOSTRA ANTOLOGICA di *PIERO FRANCESCHETTI*
Inaugurazione: *sabato 25 ottobre 2008* - ore *18,00 *
Biblioteca Civica di Montebello Vicentino
Apertura: dal 25/10/2008 al 09/11/2008, tutti i giorni
dalle 16,00
alle 19,00
Perché una mostra antologica di Piero Franceschetti a
Montebello?
A Montebello Piero ha lasciato l’eredità di affetti, nel
territorio
abitano infatti l’unica figlia e i nipoti e ancor più
perché
la sua vita è stata talmente dedita all’arte, alla pittura
e alla poesia, così impregnata dall’amore per la sua terra, il
Polesine,
da poter essere additata come una testimonianza, un esempio. Egli di
sé
diceva: “Ho sempre lavorato per l’anima mia”. Non per il mercato o per
la fama, ma per un bisogno della sua anima.
Era nato nel 1910 a Villamarzana in provincia di Rovigo.
Da fanciullino
– ricorda nelle sue memorie – riempiva i quaderni di ghirigori, fregi e
simboli; poi più grandicello cominciò a guardarsi
intorno,
alle vie e alle case del paese, ai visi delle persone amate, e furono
queste
immagini che divennero motivi d’indagine grafica, di ricerca di forme.
Ovunque andasse teneva con sé un blocco di fogli dove annotava
il
paesaggio, le figure, i lavoranti dei campi. Qualsiasi strumento andava
bene: la matita, il carboncino, la stilografica, l’inchiostro di china.
L’importante per lui era fissare in un rapido schizzo ciò che
nelle
situazioni che gli scorrevano dinanzi in qualche modo lo colpiva e lo
commuoveva.
La modella, si era allora negli anni ’30, era la madre, osservata
mentre
svolgeva le faccende di casa, mondava la verdura, faceva la polenta,
filava,
lavorava nell’orto oppure riposava, leggeva o pregava. L’incipit, la
spinta
all’arte per lui sono inscindibilmente legati agli affetti primari: la
madre e la propria terra.
Incontra Leone Minassian, pittore veneziano, il suo primo
maestro
d’arte che lo stima e lo incoraggia. Successivamente frequenterà
la scuola del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, sotto
la
guida di Armando Pizzinato e si accosta ai pittori veneziani del gruppo
di Burano. Dipinge ad olio e ad acquerello, rivelando una armoniosa
fedeltà
verso l’oggetto, una pittura che ha valore di documento. Disegna
infinite
volte il delta padano fino alle foci di Porto Levante e Fusina. Con
queste
opere partecipa dapprima a concorsi, a mostre locali, successivamente
allarga
il suo orizzonte programmando personali a Padova, Rovigo, Ferrara. Vive
per un lungo periodo a Trecenta, ma sogna una città per
realizzare
più agevolmente la sua attività di artista e nel 1955 si
trasferisce a Vicenza, dove lavora come insegnante elementare. Decide
il
trasferimento per allontanarsi dal luogo testimone della morte della
moglie,
dove ogni cosa gliela ricorda e preferisce fuggire. Per un po’ non
dipinge,
poi si dedica all’incisione su linoleum e su legno, sui quali riproduce
i disegni fatti in Polesine. Sintetizza le figure con un segno forte,
deciso,
i contrasti chiaroscurali sono saldi e vigorosi. Stampa le grafiche in
libretti, accompagnandole da prose liriche o da poesie. Nel suo primo
libretto
“Le stagioni del salice”, edito nel 1960, così descrive i salici
eletti a simbolo del Polesine: “…negli orti, intorno alle case, nel mio
Polesine, i salici si alzano al cielo in lunghe teorie, con i rami
snelli
flessuosi, il fogliame minuto, che fa una chioma vaporosa, d’un verde
grigio
argenteo simile a quello degli ulivi…”. Stamperà nel ’68 il
libretto
di scritti e lineoleumgrafie “La canapa”; nel ’75 “Trecenta 1935-45”;
nel
’77 “Colloqui con mia madre”; nel’78 “Villamarzana piccola patria” e
nell’80
“Epopea della carriola”.
Per lui l’attenzione alla grafica non è fine a se
stessa
ma il mezzo per un cambiamento. La ricerca di sintesi, di schematismi,
di semplificazioni formali per realizzare i linoleum e le xilografie,
fa
da traghettatrice da una visione realista a una più mentale.
Percepisce
l’allontanamento dalle proprie radici come un recidere la linfa da cui
aveva tratto fino a quel momento ispirazione: quasi una morte. Dopo la
morte avviene la rinascita, conquistata attraverso l’abbandono dei
precedenti
modi espressivi e la ricerca del nuovo. Guarda ai Fauves, agli artisti
di “Corrente” o ai contemporanei oltre cortina e al di là
dell’oceano,
a Pollock, all’arte informale e a quella gestuale. Si stacca dalla
visione
del reale e si concentra sul colore a smalto che spalma, gocciola sulla
tavola, sul gesto che lascia una traccia colorata. I colori accostati
casualmente
rimandano delle sensazioni sempre diverse, diversi suoni. L’opera non
è
più imitazione, riproduzione, interpretazione di oggetti
esteriori,
ma assume essa stessa concretezza, diviene un oggetto reale di per
sé.
La natura affiora ancora, si intravede come essenza, come profonda
causa
ispiratrice. Sfiora l’astratto senza divenirlo completamente. Espone
gli
smalti colorati in mostre personali a Venezia, Padova, Vicenza, Verona;
ancora a Venezia alla galleria Bevilacqua La Masa. Nel ’68 a Rovigo
presenta
il volumetto di prose e linoleumgrafie “La canapa”: la fuga in avanti
verso
l’astrattismo si è fermata, recupera la figurazione, dipinge
nature
morte e paesaggi veneti, costruiti con pennellate rapide dalla forte
sostanza
coloristica. Ancora mostre a Vicenza, Ferrara, Cremona, Venezia.
S’è
detto del suo amore per la madre e per la terra: questa radice
sotterranea
continua ad affiorare, diventa rizoma e germoglia. Dedica una serie di
lavori all’ Eterno Femminino. Fra i grovigli della vegetazione si
intravedono
corpi femminili, volti che emergono sensuali, allusivi, tentatori. Le
figure
sono schematiche, quasi simboliche, la natura è resa con
convulse
pennellate. Natura, terra, donna e vita mischiate per un messaggio
dionisiaco.
Mostre a Vicenza, a Genova, a Malta, Mantova, Parigi, Torino, Massa,
Sanremo,
Rovereto.
Negli anni ’80 un nuovo aggiustamento di rotta. Ormai
Piero è
un pittore dalla lunga esperienza, eppure sente il bisogno di guardare
fuori di sé, ad altri pittori che sono stati maestri insigni. Li
guarda, li cita, li imita tra l’ammirato e l’ironico, li accosta, li
contrappone
per far emergere un significato ora profondo ora sorridente.
Cézanne
barbuto, col cappello nero guarda con la coda dell’occhio, severo ed
infastidito,
il pittore che lo ritrae. Dipinge stoffe con i colori acrilici molto
diluiti,
usati come fossero acquerelli; tele senza telai e senza cornice,
appese,
vessilli fluttuanti. Dal 1977 e per tre lustri espone quasi ogni anno
alla
galleria Bacchiglione di Vicenza, punto di raccolta degli artisti
vicentini.
Ogni mostra è a tema con sempre nuovi lavori, nuove
sperimentazioni,
provocazioni ironiche: espone originali collage, la corrispondenza che
lui ha tenuto con altri artisti nel corso della sua lunga esistenza, e
ancora quadri e vessilli. Provoca, si
diverte: la vita gli ha insegnato la leggerezza. Titola le
sue
mostre: Misteri gaudiosi; Spazi e voli; Atmosfere e sensazioni. Negli
ultimi
lavori la
figurazione è minima, le tele sono solo luce e i
colori
sfumature leggere. Evoca immagini intime, sognate, di immensi spazi,
una
contemplazione interiore. E’ doveroso sottolineare che l’impegno di
Piero
Franceschetti non è stato del pittore che guarda solo a se
stesso,
ma ha agito in un contesto dove ci sono altri artisti con i quali
interagisce
dando gratuitamente la sua disponibilità di critico d’arte.
Scrive
e pronuncia note di presentazione per centinaia di artisti, pubblica
centinaia
di articoli su quotidiani e periodici. Fonda con un gruppo di pittori
il
circolo “Gli amici del Bacchiglione”; si ritrovano periodicamente in un
bar cittadino dove espongono le loro opere. Allarga il circolo ai
poeti,
organizza mostre e incontri di poesia, intorno a lui si
crea un gruppo vivo di calda amicizia. Un ultimo ricordo:
Emilia,
la seconda moglie di Piero, una presenza importantissima per lui.
Quando
la vedeva arrivare, lei così minuta da sembrare fragile, i
capelli
corti e il viso da bambina, sorridente, gli occhi di Piero si
illuminavano.
Quell’uomo schivo, da sembrare rude, emanava tenerezza come
intravedesse
la più dolce delle visioni.
Così racconta, in una sua composizione, di sé e
di
lei:
|
|
| Emy, rammenti |
Nel paesaggio marchigiano |
| i nostri camminamenti? |
e in quello veneto domina |
| i vari itinerari |
la dolcezza di ondulate colline |
| dal viaggio di nozze |
imparando insieme a |
| all’ultimo trasloco |
sbagliare allegramente |
| Parigi Rovigo San |
col piacere del camminare |
| Benedetto del Tronto |
non importa dove arrivare. |
| e il Ponte del Quarelo! |
|
| a S. Benedetto Alto ieri |
|
| cercando l’autobus ci |
Donna moderna estrosa |
| siamo arrivati a piedi |
inventiva e curiosa |
| e quella volta dal Louvre |
metodica ed estemporanea |
| a Saint Germain de Prés |
“ben disposta” verso la vita |
| camminare accanto |
rendi panoramico il salotto |
| con in testa un canto |
e intimo il métro di Parigi |
| complementari e complici |
dando un senso di avventura |
| un niente di speciale |
alle cose più ovvie |
| che funziona specialmente |
ci prendevano per inglesi |
| in trent’anni senza noia. |
noi biondi pallidi casual |
|
quando a Roma vedevi “Affittasi” |
| I nostri agosti caldi |
andavi a chiedere il prezzo |
| a Roma Napoli e Malta |
l’incanto notturno di |
| cicale ubriache di sole |
Piazza del Popolo ad Ascoli |
| e questo meraviglioso viale |
simile a quella di Medina a Malta |
| quante volte da noi percorso |
e dici correndo in via Ridolfi |
| la tua vestina gialla |
“viviamo in un bel posto”. |
| il cappelletto bianco |
|
| e la borsona rossa |
La tua vocazione di studentessa |
| che contiene tutto! |
universitaria da Napoli a Milano |
| abbastanza spensierati |
l’esame d’inglese a Milano |
| quanti ombrelli smarriti |
pensionata-studente un fenomeno |
| cappelli e fazzoletti |
nel tuo itinerario espansivo |
| e pacchetti di sigarette |
rinnovi la giovanile tensione |
| e l’orologio da Righetti. |
nell’apprender ed esprimerti |
|
aggiornata nel computer |
| Emy, rammenti |
e nei meandri |
| i nostri camminamenti? |
della contabilità fiscale |
| Usciamo insieme |
tu la poesia la vivi in tutto |
| e dici “che bello” |
e io la scrivo per definirti. |
| i pioppi i colli e l’aria |
|
| l’insalata noi la gente |
|
| un po’ di salute un po’ di soldi |
|
| e gli amici per grazia di Dio |
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| e volontà della nazione |
|
| felicemente regnanti noi |
|
| uniti più degli Stati Uniti. |
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| |
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Mostre collettive:
| 1941 |
Bologna, “Galleria di Cronache”; |
| 1950 |
Venezia, “Arte sacra a S. Vidal”; |
| 1951 |
Venezia, “Mostra del Delta”;
Padova, “Biennale Triveneta”;
Suzzara, “Premio Suzzara”; |
| 1952 |
Rovigo, “Mostra della
Ricostruzione”;
Suzzara, “Premio Suzzara”; |
| 1954 |
Suzzara, “VII Premio Suzzara”; |
| 1959 |
Milano, “Incisori Veneti”; |
| 1963 |
Torino, “Terzo Salone Incisori
d’Italia”;
Padova, “Incisone ita-liana d’oggi”; |
| 1964 |
Como, “Piccolo Formato a Villa
Olmo”; |
| 1969 |
Parigi, “Salon des
Indépendants”;
S. Margherita Ligure,
“Mostra Paesaggio”;
Trissino, “Premio Nazionale -Delia |
| 1971 |
Genova, “Mostra del ritratto”;
Vignola,“Rassegna Biennale”; |
| 1972 |
Parigi, “Salon des
Indépendants”;
Malta, “Rassegna Artisti Italiani”;
Milano, “Premio S. Ambroeus”; |
| 1973 |
Thiene, “Biennale di Thiene”;
Montegalda, ”III Premio Montegalda”; |
| 1974 |
Taranto, “Biennale Incisione
Contemporanea”; |
| 1975 |
Parigi, “Salon des Indépendants”; |
| 1977 |
Cannes, “Grand Prix Côte
d’Azur”;
Rovereto in Piano, “Concorso Nazionale
Casaviva”;
1978 Maniago, “Biennale Città di
Maniago”; |
| 1982 |
Vicenza, “Villa Cordellina -Vicenza
Immagine-”; |
| 1986 |
Arzignano, “Biennale di Pittura
Triveneta”. |
Libri D'arte
La Canapa
Hanno scritto: Ervardo Fioravanti, Luigi
Pagan, Dino
Bonari, Silvio Branzi, Salvatore Maugeri, Leone Minassian, Gino Bogara,
Gino Barioli, Carlo Segala, Paolo Rizzi, Ivo Prandin, Guglielmo Gigli,
Enrico Buda, Mario Monteverdi, Pino Lucano, Mario Rizzoli, Gaspare
Brugnoli,
Sandro Zanotto, Gian Luigi Verzellesi, Lucia-no Spiazzi, Fernando
Bandini,
Ilario Rossi, Arnaldo Bellini, Tullio Motterle, Elisanna Chiesa, Mario
Corato.
Bibliografia: Catalogo Bolaffi d’Arte Moderna,
1966,
1970; Primi espositori di Ca’ Pesaro, Venezia, 1958; Pittori e Pittura
Contemporanea, Ed. Il Quadrato, 1969, 1970; Borsa d’Arte, Torino, 1968;
L’Arte Italiana nel Mondo, Torino, 1970; Pittura Italiana nelle
Collezioni
Private, Firenze, 1970; Catalogo Illustrato d’Arte Moderna, Milano,
1971;
Il Mercato Artistico Italiano,
Torino, 1972; l’Arte Contemporanea in Italia,
Roma,
1975.
|