PIERO FRANCESCHETTI (1910 – 1995) 
Mostra Retrospettiva 

Pittore, poeta, critico, animatore culturale:
un personaggio multiforme e appassionato
 Testo critico di Cristina Crestani.
 



 


COMUNE DI MONTEBELLO VICENTINO
ASSESSORATO ALLA CULTURA

Invito
MOSTRA ANTOLOGICA di *PIERO FRANCESCHETTI*

Inaugurazione: *sabato 25 ottobre 2008* - ore *18,00 *

Biblioteca Civica di Montebello Vicentino
 
 

Apertura: dal 25/10/2008 al 09/11/2008, tutti i giorni dalle 16,00 alle  19,00



Perché una mostra antologica di Piero Franceschetti a Montebello? A Montebello Piero ha lasciato l’eredità di affetti, nel territorio abitano infatti l’unica figlia e i nipoti e ancor più perché la  sua vita è stata talmente dedita all’arte, alla pittura e alla poesia, così impregnata dall’amore per la sua terra, il Polesine, da poter essere additata come una testimonianza, un esempio. Egli di sé diceva: “Ho sempre lavorato per l’anima mia”. Non per il mercato o per la fama, ma per un bisogno della sua anima. 

Era nato nel 1910 a Villamarzana in provincia di Rovigo. Da fanciullino – ricorda nelle sue memorie – riempiva i quaderni di ghirigori, fregi e simboli; poi più grandicello cominciò a guardarsi intorno, alle vie e alle case del paese, ai visi delle persone amate, e furono queste immagini che divennero motivi d’indagine grafica, di ricerca di forme. Ovunque andasse teneva con sé un blocco di fogli dove annotava il paesaggio, le figure, i lavoranti dei campi. Qualsiasi strumento andava bene: la matita, il carboncino, la stilografica, l’inchiostro di china. L’importante per lui era fissare in un rapido schizzo ciò che nelle situazioni che gli scorrevano dinanzi in qualche modo lo colpiva e lo commuoveva. La modella, si era allora negli anni ’30, era la madre, osservata mentre svolgeva le faccende di casa, mondava la verdura, faceva la polenta, filava, lavorava nell’orto oppure riposava, leggeva o pregava. L’incipit, la spinta all’arte per lui sono inscindibilmente legati agli affetti primari: la madre e la propria terra. 
Incontra Leone Minassian, pittore veneziano, il suo primo maestro d’arte che lo stima e lo incoraggia. Successivamente frequenterà la scuola del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, sotto la guida di Armando Pizzinato e si accosta ai pittori veneziani del gruppo di Burano. Dipinge ad olio e ad acquerello, rivelando una armoniosa fedeltà verso l’oggetto, una pittura che ha valore di documento. Disegna infinite volte il delta padano fino alle foci di Porto Levante e Fusina. Con queste opere partecipa dapprima a concorsi, a mostre locali, successivamente allarga il suo orizzonte programmando personali a Padova, Rovigo, Ferrara. Vive per un lungo periodo a Trecenta, ma sogna una città per realizzare più agevolmente la sua attività di artista e nel 1955 si trasferisce a Vicenza, dove lavora come insegnante elementare. Decide il trasferimento per allontanarsi dal luogo testimone della morte della moglie, dove ogni cosa gliela ricorda e preferisce fuggire. Per un po’ non dipinge, poi si dedica all’incisione su linoleum e su legno, sui quali riproduce i disegni fatti in Polesine. Sintetizza le figure con un segno forte, deciso, i contrasti chiaroscurali sono saldi e vigorosi. Stampa le grafiche in libretti, accompagnandole da prose liriche o da poesie. Nel suo primo libretto “Le stagioni del salice”, edito nel 1960, così descrive i salici eletti a simbolo del Polesine: “…negli orti, intorno alle case, nel mio Polesine, i salici si alzano al cielo in lunghe teorie, con i rami snelli flessuosi, il fogliame minuto, che fa una chioma vaporosa, d’un verde grigio argenteo simile a quello degli ulivi…”. Stamperà nel ’68 il libretto di scritti e lineoleumgrafie “La canapa”; nel ’75 “Trecenta 1935-45”; nel ’77 “Colloqui con mia madre”; nel’78 “Villamarzana piccola patria” e nell’80 “Epopea della carriola”. 

Per lui l’attenzione alla grafica non è fine a se stessa ma il mezzo per un cambiamento. La ricerca di sintesi, di schematismi, di semplificazioni formali per realizzare i linoleum e le xilografie, fa da traghettatrice da una visione realista a una più mentale. Percepisce l’allontanamento dalle proprie radici come un recidere la linfa da cui aveva tratto fino a quel momento ispirazione: quasi una morte. Dopo la morte avviene la rinascita, conquistata attraverso l’abbandono dei precedenti modi espressivi e la ricerca del nuovo. Guarda ai Fauves, agli artisti di “Corrente” o ai contemporanei oltre cortina e al di là dell’oceano, a Pollock, all’arte informale e a quella gestuale. Si stacca dalla visione del reale e si concentra sul colore a smalto che spalma, gocciola sulla tavola, sul gesto che lascia una traccia colorata. I colori accostati casualmente rimandano delle sensazioni sempre diverse, diversi suoni. L’opera non è più imitazione, riproduzione, interpretazione di oggetti esteriori, ma assume essa stessa concretezza, diviene un oggetto reale di per sé. La natura affiora ancora, si intravede come essenza, come profonda causa ispiratrice. Sfiora l’astratto senza divenirlo completamente. Espone gli smalti colorati in mostre personali a Venezia, Padova, Vicenza, Verona; ancora a Venezia alla galleria Bevilacqua La Masa. Nel ’68 a Rovigo presenta il volumetto di prose e linoleumgrafie “La canapa”: la fuga in avanti verso l’astrattismo si è fermata, recupera la figurazione, dipinge nature morte e paesaggi veneti, costruiti con pennellate rapide dalla forte sostanza coloristica. Ancora mostre a Vicenza, Ferrara, Cremona, Venezia. S’è detto del suo amore per la madre e per la terra: questa radice sotterranea continua ad affiorare, diventa rizoma e germoglia. Dedica una serie di lavori all’ Eterno Femminino. Fra i grovigli della vegetazione si intravedono corpi femminili, volti che emergono sensuali, allusivi, tentatori. Le figure sono schematiche, quasi simboliche, la natura è resa con convulse pennellate. Natura, terra, donna e vita mischiate per un messaggio dionisiaco. Mostre a Vicenza, a Genova, a Malta, Mantova, Parigi, Torino, Massa, Sanremo, Rovereto. 

Negli anni ’80 un nuovo aggiustamento di rotta. Ormai Piero è un pittore dalla lunga esperienza, eppure sente il bisogno di guardare fuori di sé, ad altri pittori che sono stati maestri insigni. Li guarda, li cita, li imita tra l’ammirato e l’ironico, li accosta, li contrappone per far emergere un significato ora profondo ora sorridente. Cézanne barbuto, col cappello nero guarda con la coda dell’occhio, severo ed infastidito, il pittore che lo ritrae. Dipinge stoffe con i colori acrilici molto diluiti, usati come fossero acquerelli; tele senza telai e senza cornice, appese, vessilli fluttuanti. Dal 1977 e per tre lustri espone quasi ogni anno alla galleria Bacchiglione di Vicenza, punto di raccolta degli artisti vicentini. Ogni mostra è a tema con sempre nuovi lavori, nuove sperimentazioni, provocazioni ironiche: espone originali collage, la corrispondenza che lui ha tenuto con altri artisti nel corso della sua lunga esistenza, e ancora quadri e vessilli. Provoca, si 
diverte: la vita gli ha insegnato la leggerezza. Titola le sue mostre: Misteri gaudiosi; Spazi e voli; Atmosfere e sensazioni. Negli ultimi lavori la 
figurazione è minima, le tele sono solo luce e i colori sfumature leggere. Evoca immagini intime, sognate, di immensi spazi, una contemplazione interiore. E’ doveroso sottolineare che l’impegno di Piero Franceschetti non è stato del pittore che guarda solo a se stesso, ma ha agito in un contesto dove ci sono altri artisti con i quali interagisce dando gratuitamente la sua disponibilità di critico d’arte. Scrive e pronuncia note di presentazione per centinaia di artisti, pubblica centinaia di articoli su quotidiani e periodici. Fonda con un gruppo di pittori il circolo “Gli amici del Bacchiglione”; si ritrovano periodicamente in un bar cittadino dove espongono le loro opere. Allarga il circolo ai poeti, organizza mostre e incontri di poesia, intorno a lui si 
crea un gruppo vivo di calda amicizia. Un ultimo ricordo: Emilia, la seconda moglie di Piero, una presenza importantissima per lui. Quando la vedeva arrivare, lei così minuta da sembrare fragile, i capelli corti e il viso da bambina, sorridente, gli occhi di Piero si illuminavano. Quell’uomo schivo, da sembrare rude, emanava tenerezza come intravedesse la più dolce delle visioni. 
Così racconta, in una sua composizione, di sé e di lei: 
 
 
 
 


Emy, rammenti Nel paesaggio marchigiano
i nostri camminamenti? e in quello veneto domina
i vari itinerari la dolcezza di ondulate colline
dal viaggio di nozze imparando insieme a
all’ultimo trasloco sbagliare allegramente
Parigi Rovigo San col piacere del camminare
 Benedetto del Tronto non importa dove arrivare.
e il Ponte del Quarelo!
a S. Benedetto Alto ieri
cercando l’autobus ci Donna moderna estrosa
siamo arrivati a piedi inventiva e curiosa
e quella volta dal Louvre metodica ed estemporanea 
a Saint Germain de Prés “ben disposta” verso la vita
camminare accanto rendi panoramico il salotto
con in testa un canto e intimo il métro di Parigi
complementari e complici dando un senso di avventura
un niente di speciale alle cose più ovvie
che funziona specialmente ci prendevano per inglesi
in trent’anni senza noia. noi biondi pallidi casual

quando a Roma vedevi “Affittasi”
I nostri agosti caldi andavi a chiedere il prezzo
a Roma Napoli e Malta l’incanto notturno di
cicale ubriache di sole Piazza del Popolo ad Ascoli
e questo meraviglioso viale simile a quella di Medina a Malta
quante volte da noi percorso e dici correndo in via Ridolfi
la tua vestina gialla “viviamo in un bel posto”.
il cappelletto bianco
e la borsona rossa La tua vocazione di studentessa
che contiene tutto! universitaria da Napoli a Milano
abbastanza spensierati l’esame d’inglese a Milano
quanti ombrelli smarriti pensionata-studente un fenomeno 
cappelli e fazzoletti nel tuo itinerario espansivo 
e pacchetti di sigarette rinnovi la giovanile tensione
e l’orologio da Righetti. nell’apprender ed esprimerti

aggiornata nel computer
Emy, rammenti e nei meandri
i nostri camminamenti? della contabilità fiscale
Usciamo insieme tu la poesia la vivi in tutto
e dici “che bello” e io la scrivo per definirti.
i pioppi i colli e l’aria
l’insalata noi la gente
un po’ di salute un po’ di soldi
e gli amici per grazia di Dio
e volontà della nazione
felicemente regnanti noi
uniti più degli Stati Uniti.
 
 

ATTIVITA’ ARTISTICA 

 

Mostre personali:

1948 Lendinara, “Sala S. Caterina”; 
1949 Cremona, “Palazzo Fodri”;
1951 Padova, “Congrega del Coccodrillo”;
1953 Rovigo, “Palazzo Roncalli”;
1964 Vicenza, “Galleria Bacchiglione”;
1965 Venezia, “Galleria S. Stefano”; 
1966 Padova, “Galleria  Primopiano” ; Vicenza, “Galleria Marguttiana”; 
1967 Venezia, “Galleria Bevilacqua La Masa”; Verona, “Galleria S. Luca”;
1968 Rovigo, “Accademia dei Concordi”;  Vicenza, “Galleria L’Incontro”;
1970 Ferrara, “Galleria Estense”; 
Brescia, “Piccola Galleria”; 
Cremona,“Galleria Portici”; 
Bologna, “Sala d’Arte al Pozzo”;
1971 Torino, “Galleria Arteviva”; 
Vicenza, “Galleria Del Ponte”;
1972 Genova, “Galleria La Dogale”;
1974 Mantova, “Saletta Arte Centro”; 
Massa, “Galleria Città di Massa”;
1976 Vicenza, “Galleria Del Ponte”; 
San Remo, “Casinò Municipale”;
1977 Vicenza, “Galleria Bacchiglione”; 
Este, “Centro Culturale S. Rocco”;
1979 Vicenza, “Galleria Bacchiglione”; 
1980 Badia Polesine, “Museo Baruffaldi”;
1982 Vicenza, “Bottega d’Arte”; 
Vicenza, “Galleria Bacchiglione”; 
1983 Torino, “Galleria  Doria”;
1984-85-86 Vicenza, “Galleria Bacchiglione”;
1987 Vicenza, “Galleria Bacchiglione”; 
Rovereto, “Galleria Delfino”;
1990-91-92 Vicenza, “Galleria  Bacchiglione”;
1992 Rovigo, Mostra promossa dal Comune.

Mostre collettive:
1941 Bologna, “Galleria di Cronache”; 
1950 Venezia, “Arte sacra a S. Vidal”;
1951 Venezia, “Mostra del Delta”; 
Padova, “Biennale  Triveneta”; 
Suzzara, “Premio Suzzara”; 
1952 Rovigo, “Mostra della Ricostruzione”; 
Suzzara, “Premio Suzzara”; 
1954 Suzzara, “VII Premio Suzzara”;
1959 Milano, “Incisori Veneti”;
1963 Torino, “Terzo Salone Incisori d’Italia”; 
Padova, “Incisone ita-liana d’oggi”;
1964 Como, “Piccolo Formato a Villa  Olmo”;
1969 Parigi, “Salon des Indépendants”; 
S. Margherita Ligure, 
“Mostra Paesaggio”; 
Trissino, “Premio Nazionale -Delia
1971 Genova, “Mostra del ritratto”; 
Vignola,“Rassegna Biennale”;
1972 Parigi, “Salon des Indépendants”; 
Malta, “Rassegna Artisti Italiani”; 
Milano, “Premio S. Ambroeus”;
1973 Thiene, “Biennale di Thiene”; 
Montegalda, ”III Premio Montegalda”;
1974 Taranto, “Biennale Incisione Contemporanea”;
1975 Parigi, “Salon des Indépendants”;
1977 Cannes, “Grand Prix Côte d’Azur”; 
Rovereto in Piano, “Concorso Nazionale Casaviva”; 
1978 Maniago, “Biennale Città di Maniago”;
1982 Vicenza, “Villa Cordellina -Vicenza Immagine-”; 
1986 Arzignano, “Biennale di Pittura Triveneta”.

 
 

Libri D'arte

La Canapa

Hanno scritto: Ervardo Fioravanti, Luigi Pagan, Dino Bonari, Silvio Branzi, Salvatore Maugeri, Leone Minassian, Gino Bogara, Gino Barioli, Carlo Segala, Paolo Rizzi, Ivo Prandin, Guglielmo Gigli, Enrico Buda, Mario Monteverdi, Pino Lucano, Mario Rizzoli, Gaspare Brugnoli, Sandro Zanotto, Gian Luigi Verzellesi, Lucia-no Spiazzi, Fernando Bandini, Ilario Rossi, Arnaldo Bellini, Tullio Motterle, Elisanna Chiesa, Mario Corato. 

Bibliografia: Catalogo Bolaffi d’Arte Moderna, 1966, 1970; Primi espositori di Ca’ Pesaro, Venezia, 1958; Pittori e Pittura Contemporanea, Ed. Il Quadrato, 1969, 1970; Borsa d’Arte, Torino, 1968; L’Arte Italiana nel Mondo, Torino, 1970; Pittura Italiana nelle Collezioni Private, Firenze, 1970; Catalogo Illustrato d’Arte Moderna, Milano, 1971; Il Mercato Artistico Italiano, 
Torino, 1972; l’Arte Contemporanea in Italia, Roma, 1975. 

 
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